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Sep 23, 2011

OSEPA Meeting, Bologna - evento "invisibile", presenza importante

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C'è evento ed evento - essere convocati a un tavolo "riservato" come portatori di un modello di business degno di nota, è sempre una bella soddisfazione.

OSEPA è l'iniziativa Europea dedicata a condurre un dibattito sistematico tra le amministrazioni pubbliche europee sul tema del software libero, in termini di vantaggi e svantaggi (tecnici e di costi) derivanti dalla sua adozione e utilizzo da parte delle PA.

Logo OSEPA

Partecipato da importanti organizzazioni tra cui la Regione Emilia Romagna, OSEPA, nei suoi meeting periodici, esplora lo stato di avanzamento delle esperienze degli Enti aderenti, e cerca di arricchirsi di nuovi punti di vista.

Redturtle è onorata di essere stata convocata come relatore al meeting del 28-29 Settembre, per parlare del modello di business sostenibile basato sul riuso e su PloneGov, che è diventato un po' il nostro marchio di fabbrica.

La Regione Emilia Romagna vede in noi un interlocutore non solo qualificato tecnicamente, ma rappresentativo del mercato e portatore di una visione che merita di essere conosciuta a livello internazionale.

Mar 01, 2011

Software libero, azienda aperta. Cum grano salis...

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L'apertura delle politiche e del modo di pensare delle aziende del free software non deve indurre ad eccessive semplificazioni, meno che meno deve far passare in secondo piano la tutela della privacy e delle informazioni riservate, né deve farci scordare che siamo un attore di mercato. L'equilibrio tra apertura e chiusura, tra coopetition e competition deve essere chiaro a tutti i livelli dell'azienda.

Lo spunto

 
Essere il più aperti possibile, non significa rinunciare alle proprie responsabilità verso l'azienda e verso la privacy e i diritti d'autore del Cliente.

Un recente post di Marten Mickos, già CEO di MySQL, tratta in modo completo e coinvolgente il tema della "quotidiana vibrazione sui temi dell'apertura e della chiusura". Ne consiglio caldamente la lettura.

La riflessione

Per esperienza diretta, tutti sappiamo che c'è qualcosa di trascinante, di profondamente moderno, direi quasi di rasserenante nell'idea di dichiararsi aperti, e di agire di conseguenza. Ma abbandonarsi a corpo morto a questo atteggiamento ha il suo "lato B", da tenere in debita considerazione. Svilupperò questa riflessione su tre piani, interno all'azienda, mercato in generale, e il nostro mercato di riferimento, il Settore Pubblico.

Nell'azienda: il "troppo aperti" esiste!

Il post di Marten Mickos espone con un misto di entusiasmo e lucidità il peso di una scelta di massima apertura, che in azienda vuol dire anche dare voce a tutti, a prescindere dal ruolo, e - tendenzialmente - incoraggiare un'assoluta trasparenza. Basta il normale buon senso a individuare subito le aree di possibile conflitto:

  • le informazioni ricevute dai Clienti, che rappresentano una loro conoscenza e proprietà intellettuale, non possono essere divulgate senza consenso. Il personale dell'azienda deve essere formato a riconoscere e a gestire questa area grigia;
  • i dati personali, sensibili e in generale quanto attiene alla privacy non può essere esposto in modo indiscriminato;
  • processi decisionali totalmente governati dalla base (estrema conseguenza di un'apertura all'ascolto) possono comportare decisioni inaccettabilmente lente.

Questi aspetti debbono essere governati con metodi e direttive interne all'azienda: in ogni caso il personale deve essere sensibilizzato su questi aspetti. Il "capitale sociale" (l'insieme di relazioni interne patrimonio dell'azienda) va gestito metodicamente per essere valorizzato, non lasciato a sé stesso. Limitativamente, i binari potrebbero essere descritti come "la gabbia che vincola il percorso del treno", ma al tempo stesso sono il suo vantaggio, la precondizione per il suo successo. Così i metodi in azienda: non celle e recinti, ma canali privilegiati per l'efficienza.

Il mercato: cooperare, "coopetere", competere

 
Un rilascio pubblico affrettato o indiscriminato può anche mettere in ginocchio un'azienda

Ci sono motivi molto facili da capire per cui un'azienda possa legittimamente dilazionare o addirittura evitare il rilascio pubblico di componenti custom. Un oltranzismo della "openness" può sfociare in stupido autolesionismo per un'azienda che - alla fine - è un attore di mercato. Il "pubblico" contiene anche tutti i competitors e, fortunatamente per tutti, la proprietà privata esiste ancora, a dispetto dei vecchi slogan.

L'azienda è la famiglia, la community sono gli amici, il "pubblico" è la società intera. Esistono doveri su tutti e tre questi livelli, non solo sull'ultimo.

Nella nostra esperienza, con una tecnologia come Plone, in costante crescita ma non ancora mainstream, vediamo le altre aziende che la propongono come compagni di avventura. Con alcuni di essi cooperiamo strettamente (stringendo ATI, reti di imprese o condividendo iniziative di marketing, ad esempio nel ContènTOUR), con altri siamo in "coopetition" (condividiamo i valori di fondo,  la community Plone, le sue iniziative), con altri ancora siamo in competizione aperta, come ogni buon attore di mercato - e in questo non c'è nulla di male. 

Logo Plone

Probabilmente, di pari passo con l'affermarsi di Plone, questo scenario sfumato andrà a radicalizzarsi, con il grigio della "coopetition" che si ridurrà mano a mano che Plone saturerà il mercato (con meno possibili clienti a disposizione, la lotta e l'alleanza diverranno le sole alternative): nulla di apocalittico in questa situazione, che vivono tutte le aziende non-open. Se mai ci si arriverà, l'alternativa "con me o contro di me" non impatterà assolutamente sull'apertura intrinseca del software, che resterà libero come prima. Nessuno rischia niente, a cambiare saranno le strategie, non la filosofia di fondo.

"Il tuo software è di tutti." - "Un momento!"

Il sistematico rilascio al pubblico dominio del software sviluppato va equilibrato con le esigenze del Cliente, e ciò è particolarmente vero nel Settore Pubblico, nel quale esperienze come PloneGov Italia pongono ogni giorno i propri membri di fronte alla necessità di formalizzare a un qualche livello il riuso. 

Logo PloneGov Italia

Se anche realizziamo una soluzione, la competenza che c'è dietro (rappresentata da processi, logiche organizzative, politiche del back-office) e la relativa proprietà intellettuale sono dell'Ente che ha investito denaro pubblico nella realizzazione: i motivi che inducono i responsabili IT e le loro pubbliche amministrazioni a porsi il problema di governare il riuso, non sono certo dovuti a meschinità o ambizione personale, ma piuttosto all'esigenza di gestire responsabilmente un patrimonio dell'Ente.

Istituti quali le convenzioni tra Enti, i protocolli di intesa, la implementazione di clausole aggiuntive nei modelli di licenza di riferimento (EUPL, GPL e simili) non limitano il riuso: lo rendono possibile. 

Una certa competenza sul tema, e attenzioni quali la disponibilità di un testo di delibera di adesione a PloneGov Italia o di schemi di convenzione, vanno incontro a questo tipo di esigenza: è importante che i decisori politici si riconoscano nell'esperienza del riuso. Se da queste persone esigiamo un assunzione di responsabilità quando sbagliano, allora dobbiamo anche aiutarli ad assumersi la responsabilità del loro ben fare, capendo le loro esigenze e accontentandoci di un 98% di apertura anzichè di un 100%.

Conclusione

L'apertura è una scelta: se non è una scelta, perde valore. L'apertura non è un riflesso pavloviano, un atteggiamento compulsivo, uno slogan per fare bella figura. L'apertura è una strategia, e come tale va gestita e governata, senza faciloneria, senza moralismo, se no si rischia di cadere in contraddizioni in termini: "aperto per forza" è un po' come "sii spontaneo!" e molto vicino al "vietato vietare".

Feb 04, 2011

Dal rapporto 2010 dell'Osservatorio eGovernment buone notizie sul riuso

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L'autorevole rapporto della School of Management del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, recentemente presentato, rivela un trend confortante per il riuso di soluzioni eGovernment

Sin dal titolo, "eGovernment negli enti locali: a certe condizioni", il rapporto, presentato in un evento dedicato, il 2 Febbraio 2011, si presenta come un'analisi equilibrata e disillusa sullo stato dell'arte dell'eGovernment in Italia.

Tra le luci e le ombre, emergono dati che ritengo molto interessanti per tutti coloro che credono nelle potenzialità del riuso di libero software e liberi saperi.

  • Il riuso non è solo "riuso di applicazioni software" ma anche "riuso di soluzioni gestionali e organizzative". Il caso di PloneGov Italia, dove i partecipanti mettono a disposizione anche il loro sapere organizzativo e metodologico, sembra ben incanalato in questa direzione.
  • più del 60% delle provincie e quasi il 75% dei Comuni si interessa alla valutazione di soluzioni implementate da altri Enti quando decide di avviare una nuova iniziativa. Ecco un grafico che rappresenta le risposte emerse dall'indagine.

Diagramma a torta da Rapporto 2010 eGovernment

  • Per acquisire informazioni sulle soluzioni a riuso, i fornitori sono il canale privilegiato per i Comuni, mentre colleghi e convegni influenzano maggiormente la percezione delle Province, come si può notare da questo grafico.

Diagramma a barre da rapporto 2010 osservatorio EGovernment

Per chi, come noi, spinge sul software libero, assieme alla buona notizia che il concetto del riuso (di software e di metodi) è ormai solidamente scolpito nelle menti dei decisori, anche un avvertimento: non sottovalutiamo il grado di maturità del settore pubblico.

Insomma, forse è finito il tempo dell'evangelizzazione: fino a un paio d'anni fa bisognava spiegare i concetti fondamentali (software libero, Articolo 69 del Codice dell'Amministrazione Digitale) e stimolare. Ora che la fiamma è ben accesa, continuando a soffiare sulle braci si rischia di bruciarsi il naso: è arrivato il momento di aiutare gli Enti - che il messaggio lo hanno capito - a decidere cosa vogliono cucinare, come alcuni eventi recenti (tra cui quello del 3 Novembre 2010 a Padova) hanno confermato.

Ringrazio il Dott. Michele Benedetti, Responsabile della Ricerca dell'Osservatorio eGovernment di www.osservatori.net, per avere autorizzato l'utilizzo delle informazioni e delle illustrazioni qui citate.

Jan 28, 2011

Sistemi e servizi open: l'Emilia Romagna continua a farsi notare

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Partendo dalla qualità dei siti e dei servizi, lo studio Juice6 della Regione Emilia Romagna tratta i temi della maturità digitale e del divario digitale sul territorio di competenza, attirando l'attenzione dei più autorevoli commentatori.

Inutile fingere: se anche ci piace sentirci "globali" e parte attiva di comunità (Plone) e reti (ZEA Partners) internazionali, a noi di RedTurtle fa sempre molto piacere vedere riconoscere alla nostra Regione il ruolo di punto di riferimento nelle dinamiche del software libero e degli standard aperti. Ancor più piacere se questo riconoscimento viene da opinion-maker del calibro di Flavia Marzano.

Occasione di questa riflessione, lo studio Juice6 della Regione Emilia Romagna, disponibile anche in formato pdf, un documento che vede periodicamente la Regione analizzare i tratti fondamentali della diffusione delle tecnologie dell'informazione nel territorio, sia nel settore Pubblico sia in quello privato.

Assieme a indicatori di tipo politico (come il grado di diffusione di assessori con delega alle tecnologie dell'informazione), vengono esaminati aspetti specifici del ruolo di legante tra PA e Cittadini svolto dalle ICT, tra cui l'utilizzo dei servizi online della PA, e , ciò che più ci interessa, aspetti specificamente legati all'utilizzo di software libero: quelli che Flavia sintetizza in modo molto efficace nel suo blog.

Il nostro rapporto con la Regione, che prima si è rivolta a noi per capire quale CMS libero adottare, poi, scelto Plone, ci ha seguiti in PloneGov Italia, e infine ci ha voluti come partner tecnico per il porting in Plone dei suoi siti Web e della sua Intranet, ci fa sentire protagonisti di questa sensibilità e di questi risultati.

Sentirsi coinvolti è ancora più facile per un'azienda con sede a Ferrara, dove Azienda USL, Azienda Ospedaliera, Università, Camera di Commercio, Comune e Provincia usano Plone e sono membri di PloneGov!

Che non sia anche un po' merito nostro? ;-)

Nov 04, 2010

PloneGov Italia: finalmente, abbiamo perso il controllo!

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Una comunità è matura quanto è autonoma dal punto di vista tecnico e organizzativo. Ed è un bene perderne il controllo, perchè l'autonomia del Cliente è il motore della nostra crescita.

Ci siamo! Il 3 Novembre 2010 segna una data chiave nella storia di PloneGov Italia: incidentalmente, proprio nel giorno del successo di un evento organizzato da noi nell'ambito del ConténTOUR, quello di Padova, a Modena ha avuto luogo il primo evento interamente auto-organizzato dalla community stessa, totalmente al di fuori del nostro controllo: al punto che alcuni relatori hanno disertato l'evento Padovano per essere a Modena.

Senza troppo clamore, oggi RedTurtle celebra il risultato di tre anni di investimento sui Clienti, dedicati a una tattica altruista ("suicida!", commenterebbe chi non ha capito il Software libero) che, portando alle estreme conseguenze le logiche di condivisione, si manifesta in azioni molto eterogenee:

  • creare l'evento nella location del Cliente che ha la best practice da raccontare;
  • insegnare al Cliente ciò che abbiamo appena appreso alla Plone Conference;
  • rilasciare alla comunità qualsiasi cosa riusabile che produciamo;
  • incoraggiare i Clienti a fare lo stesso;
  • fare socializzare i Clienti.

Un po' di autocelebrazione non guasta: ci abbiamo creduto, e abbiamo fatto bene. A Padova, la tavola rotonda finale ci ha dato modo di raccontarci e di descrivere questo nostro modo di fare. A farci visita, subito dopo, non sono stati solamente Enti, ma anche aziende del settore IT, curiose del modello.

Abituati a rispondere alla collaborazione tra i nostri Clienti con una collaborazione tra le aziende del nostro ecosistema (il ConténTOUR e i Plone Research and University Day nascono in questo contesto), un giorno dopo l'altro scopriamo che anche aziende che non hanno mai usato Plone, affascinate dall'accoppiata tecnologia+modello di business, scelgano una collaborazione con noi come "punto di accesso" a questo sistema che - almeno in Italia - abbiamo aiutato a prendere forma.