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Jul 21, 2011
La Guardia di Finanza in PloneGov - tempi che cambiano... in meglio!
La Guardia di Finanza, con la formale adesione a PloneGov, invia un importante segnale di apertura, formale e sostanziale, a tutte le forze di polizia e agli alti corpi militari.
Una istituzione aperta al confronto
La doppia natura di forza di polizia e corpo militare da sempre conferisce alla Guardia di Finanza, assieme a uno spettro di competenze davvero ampio, anche una particolare attenzione agli aspetti tecnologici e di comunicazione.
Alla loro convergenza, i siti Web istituzionali: sfida ed opportunità affrontata, in questo caso, con intraprendenza da uno staff brillante che non solo ha saputo scegliere bene (parliamo di Plone), ma soprattutto ha saputo convincere - con la forza dei fatti - la catena gerarchica dell'opportunità di questa scelta.

Da osservatori a membri di PloneGov Italia
Ci fa particolarmente piacere che - in modo indiretto - PloneGov abbia accompagnato fin dal primo istante questa esperienza. Era l'Ottobre 2010 quando l'Ufficio Centrale Relazioni con il Pubblico della GdF contattava il Comune di Modena, identificato come uno dei membri PloneGov più attivi, alla ricerca di una collaborazione che consentisse di migliorare le competenze autonomamente sviluppate. Da subito, nasceva la proposta di formalizzare l'adesione a PloneGov Italia.
Esplorando i siti Modenesi, lo staff GdF individuava rt.video, la soluzione sviluppata da RedTurtle a Modena per il portale multimedia.mo e si rivolgeva a noi, chiedendo chiarimenti tecnici per procedere al riuso della stessa, assieme a una proposta formativa simile a quella a suo tempo erogata a Modena. Inoltre, analizzando il software offerto in riuso membri Plonegov Italia, si imbatteva nel selettore dei nomi di Enti territoriali proposto dalla regione Emilia Romagna, entrando in contatto anche con questo Ente. Altra fonte di ispirazione, alcuni dei prodotti Redturtle rilasciati al pubblico dominio, come redturtle.portletpage.views.
Una celebrazione speciale
Nel frattempo la burocrazia faceva il suo corso, veniva perfezionato un contratto con Redturtle per la fornitura di servizi e formazione, e il 23 giugno 2011 il 237° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza veniva celebrato anche con uno streaming dell'intera cerimonia sul nuovo portale multimediale Plone.
Insomma, la GdF ha saputo destreggiarsi nel modo migliore, prima scegliendo una tecnologia flessibile ed aperta, poi individuando chi poteva aiutare l'Ente a migliorare la propria competenza, e soprattutto facendo in modo di minimizzare i costi rispetto al risultato. Tutto ciò, crescendo di competenza e migliorando la qualità del servizio. Una strada aperta a tutti, e tanto più agevole, quanti più Enti la percorrono: il prestigio e la dimensione della Guardia di Finanza, che certamente presto inizierà a sviluppare e rilasciare componenti Plone, sono una garanzia per il futuro di questa autostrada del riuso.
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Jun 29, 2011
cciaa.modulistica: da PloneGov Italia al mondo
Vale la pena di rinnovare gli investimenti su un prodotto di pubblico dominio? Ecco perché noi di RedTurtle e i nostri Clienti pensiamo di si.
Il prodotto
Utilità: etimologicamente, attitudine ad essere usato. Come dimostra l'esempio di redturtle.smartlink (che si avvicina ai 7000 download), l'utilità di un oggetto è tanto maggiore, quanto più diffuso è il bisogno che esso soddisfa, ma non solo: perché l'oggetto sia davvero utile, quindi usato spesso e volentieri, deve essere innanzitutto facile da usare. Da tutti questi punti di vista, il prodotto cciaa.modulistica, di cui è stata appena rilasciata al pubblico la versione 2.0.0, è certamente tra le cose più utili che RedTurtle, assieme ai suoi Clienti, abbia sviluppato fino ad oggi.

Una lunga storia
La versione 1 di cciaa.modulistica, sviluppata originariamente per Plone 2.1, ha poi rincorso Plone nelle versioni 2.5 e poi 3.3. In questa sua lunga prima fase di vita il prodotto (cogestito anche dal Comune di Modena che ne aveva reso disponibile una prima versione italiana, nell'ambito di PloneGov Italia) non era disponibile in versione scaricabile ed installabile. La versione 2, che si è giovata della fusione con il progetto cciaa.c3p.folder nato in ambito Plone 3, nasce per Plone 4.1 ed è la prima ad essere rilasciata al pubblico su Pypi e su Plone.org, previa traduzione completa in inglese.
A cosa serve
cciaa.modulistica dota le normali cartelle Plone di una serie di attributi aggiuntivi: una vista tabellare, in formato descrizione / collegamento al file scaricabile, sui contenuti di una cartella Plone, e un campo tramite il quale si può liberamente impostare l'intestazione delle colonne della tabella. La vista è automaticamente limitata agli oggetti di tipo file, ed ai collegamenti, contenuti nel folder. Il campo che, per ogni file caricato in Plone, memorizza gli elementi ad esso correlati, viene utilizzato per rilevare l'esistenza di versioni dello stesso file in altri formati, il che provoca l'automatica comparsa di ulteriori colonne nella vista tabellare.
Numerosi esempi pratici sono disponibili nella sezione "Modulistica" del portale della Camera di Commercio di Ferrara.
La sezione "corpo" di eventuali contenuti di tipo "pagina" presenti nella cartella, è intercalata a tutta larghezza nella vista tabellare sopra descritta, consentendo di fornire preziose indicazioni sulla modulistica ed il suo utilizzo. L'ordine delle pagine nella cartella determina la loro collocazione all'interno della vista, consentendo di posizionare il relativo testo nel modo più idoneo.

Un curriculum esemplare
Questa storia non si è solo snodata in un lungo arco di tempo, ma ha coinvolto in modo decisivo almeno due dei nostri Clienti storici, il Comune di Modena ma soprattutto la Camera di Commercio di Ferrara, la cui fedeltà a Plone ed alla sua evoluzione nel tempo è stato il motivo fondamentale del suo costante aggiornamento ai successivi rilasci del CMS libero. L'unico motivo dell'attesa del rilascio pubblico è che si è preferito attendere lo sviluppo di una versione per Plone 4.
Tanto arrosto, poco fumo
Nulla di strano, insomma: niente fuochi d'artificio e una grande concretezza. Spesso, è proprio questo a servire: cciaa.modulistica è stato scaricato una quarantina di volte nei primi tre giorni dal lancio, e a questo ritmo in pochi mesi potrà diventare uno dei maggiori successi tra la cinquantina di prodotti rilasciati fino ad oggi da RedTurtle.
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Mar 01, 2011
Software libero, azienda aperta. Cum grano salis...
L'apertura delle politiche e del modo di pensare delle aziende del free software non deve indurre ad eccessive semplificazioni, meno che meno deve far passare in secondo piano la tutela della privacy e delle informazioni riservate, né deve farci scordare che siamo un attore di mercato. L'equilibrio tra apertura e chiusura, tra coopetition e competition deve essere chiaro a tutti i livelli dell'azienda.
Lo spunto
Un recente post di Marten Mickos, già CEO di MySQL, tratta in modo completo e coinvolgente il tema della "quotidiana vibrazione sui temi dell'apertura e della chiusura". Ne consiglio caldamente la lettura.
La riflessione
Per esperienza diretta, tutti sappiamo che c'è qualcosa di trascinante, di profondamente moderno, direi quasi di rasserenante nell'idea di dichiararsi aperti, e di agire di conseguenza. Ma abbandonarsi a corpo morto a questo atteggiamento ha il suo "lato B", da tenere in debita considerazione. Svilupperò questa riflessione su tre piani, interno all'azienda, mercato in generale, e il nostro mercato di riferimento, il Settore Pubblico.
Nell'azienda: il "troppo aperti" esiste!
Il post di Marten Mickos espone con un misto di entusiasmo e lucidità il peso di una scelta di massima apertura, che in azienda vuol dire anche dare voce a tutti, a prescindere dal ruolo, e - tendenzialmente - incoraggiare un'assoluta trasparenza. Basta il normale buon senso a individuare subito le aree di possibile conflitto:
- le informazioni ricevute dai Clienti, che rappresentano una loro conoscenza e proprietà intellettuale, non possono essere divulgate senza consenso. Il personale dell'azienda deve essere formato a riconoscere e a gestire questa area grigia;
- i dati personali, sensibili e in generale quanto attiene alla privacy non può essere esposto in modo indiscriminato;
- processi decisionali totalmente governati dalla base (estrema conseguenza di un'apertura all'ascolto) possono comportare decisioni inaccettabilmente lente.
Questi aspetti debbono essere governati con metodi e direttive interne all'azienda: in ogni caso il personale deve essere sensibilizzato su questi aspetti. Il "capitale sociale" (l'insieme di relazioni interne patrimonio dell'azienda) va gestito metodicamente per essere valorizzato, non lasciato a sé stesso. Limitativamente, i binari potrebbero essere descritti come "la gabbia che vincola il percorso del treno", ma al tempo stesso sono il suo vantaggio, la precondizione per il suo successo. Così i metodi in azienda: non celle e recinti, ma canali privilegiati per l'efficienza.
Il mercato: cooperare, "coopetere", competere
Ci sono motivi molto facili da capire per cui un'azienda possa legittimamente dilazionare o addirittura evitare il rilascio pubblico di componenti custom. Un oltranzismo della "openness" può sfociare in stupido autolesionismo per un'azienda che - alla fine - è un attore di mercato. Il "pubblico" contiene anche tutti i competitors e, fortunatamente per tutti, la proprietà privata esiste ancora, a dispetto dei vecchi slogan.
Nella nostra esperienza, con una tecnologia come Plone, in costante crescita ma non ancora mainstream, vediamo le altre aziende che la propongono come compagni di avventura. Con alcuni di essi cooperiamo strettamente (stringendo ATI, reti di imprese o condividendo iniziative di marketing, ad esempio nel ContènTOUR), con altri siamo in "coopetition" (condividiamo i valori di fondo, la community Plone, le sue iniziative), con altri ancora siamo in competizione aperta, come ogni buon attore di mercato - e in questo non c'è nulla di male.

Probabilmente, di pari passo con l'affermarsi di Plone, questo scenario sfumato andrà a radicalizzarsi, con il grigio della "coopetition" che si ridurrà mano a mano che Plone saturerà il mercato (con meno possibili clienti a disposizione, la lotta e l'alleanza diverranno le sole alternative): nulla di apocalittico in questa situazione, che vivono tutte le aziende non-open. Se mai ci si arriverà, l'alternativa "con me o contro di me" non impatterà assolutamente sull'apertura intrinseca del software, che resterà libero come prima. Nessuno rischia niente, a cambiare saranno le strategie, non la filosofia di fondo.
"Il tuo software è di tutti." - "Un momento!"
Il sistematico rilascio al pubblico dominio del software sviluppato va equilibrato con le esigenze del Cliente, e ciò è particolarmente vero nel Settore Pubblico, nel quale esperienze come PloneGov Italia pongono ogni giorno i propri membri di fronte alla necessità di formalizzare a un qualche livello il riuso.

Se anche realizziamo una soluzione, la competenza che c'è dietro (rappresentata da processi, logiche organizzative, politiche del back-office) e la relativa proprietà intellettuale sono dell'Ente che ha investito denaro pubblico nella realizzazione: i motivi che inducono i responsabili IT e le loro pubbliche amministrazioni a porsi il problema di governare il riuso, non sono certo dovuti a meschinità o ambizione personale, ma piuttosto all'esigenza di gestire responsabilmente un patrimonio dell'Ente.
Istituti quali le convenzioni tra Enti, i protocolli di intesa, la implementazione di clausole aggiuntive nei modelli di licenza di riferimento (EUPL, GPL e simili) non limitano il riuso: lo rendono possibile.
Una certa competenza sul tema, e attenzioni quali la disponibilità di un testo di delibera di adesione a PloneGov Italia o di schemi di convenzione, vanno incontro a questo tipo di esigenza: è importante che i decisori politici si riconoscano nell'esperienza del riuso. Se da queste persone esigiamo un assunzione di responsabilità quando sbagliano, allora dobbiamo anche aiutarli ad assumersi la responsabilità del loro ben fare, capendo le loro esigenze e accontentandoci di un 98% di apertura anzichè di un 100%.
Conclusione
L'apertura è una scelta: se non è una scelta, perde valore. L'apertura non è un riflesso pavloviano, un atteggiamento compulsivo, uno slogan per fare bella figura. L'apertura è una strategia, e come tale va gestita e governata, senza faciloneria, senza moralismo, se no si rischia di cadere in contraddizioni in termini: "aperto per forza" è un po' come "sii spontaneo!" e molto vicino al "vietato vietare".
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Feb 04, 2011
Dal rapporto 2010 dell'Osservatorio eGovernment buone notizie sul riuso
L'autorevole rapporto della School of Management del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, recentemente presentato, rivela un trend confortante per il riuso di soluzioni eGovernment
Sin dal titolo, "eGovernment negli enti locali: a certe condizioni", il rapporto, presentato in un evento dedicato, il 2 Febbraio 2011, si presenta come un'analisi equilibrata e disillusa sullo stato dell'arte dell'eGovernment in Italia.
Tra le luci e le ombre, emergono dati che ritengo molto interessanti per tutti coloro che credono nelle potenzialità del riuso di libero software e liberi saperi.
- Il riuso non è solo "riuso di applicazioni software" ma anche "riuso di soluzioni gestionali e organizzative". Il caso di PloneGov Italia, dove i partecipanti mettono a disposizione anche il loro sapere organizzativo e metodologico, sembra ben incanalato in questa direzione.
- più del 60% delle provincie e quasi il 75% dei Comuni si interessa alla valutazione di soluzioni implementate da altri Enti quando decide di avviare una nuova iniziativa. Ecco un grafico che rappresenta le risposte emerse dall'indagine.

- Per acquisire informazioni sulle soluzioni a riuso, i fornitori sono il canale privilegiato per i Comuni, mentre colleghi e convegni influenzano maggiormente la percezione delle Province, come si può notare da questo grafico.

Per chi, come noi, spinge sul software libero, assieme alla buona notizia che il concetto del riuso (di software e di metodi) è ormai solidamente scolpito nelle menti dei decisori, anche un avvertimento: non sottovalutiamo il grado di maturità del settore pubblico.
Insomma, forse è finito il tempo dell'evangelizzazione: fino a un paio d'anni fa bisognava spiegare i concetti fondamentali (software libero, Articolo 69 del Codice dell'Amministrazione Digitale) e stimolare. Ora che la fiamma è ben accesa, continuando a soffiare sulle braci si rischia di bruciarsi il naso: è arrivato il momento di aiutare gli Enti - che il messaggio lo hanno capito - a decidere cosa vogliono cucinare, come alcuni eventi recenti (tra cui quello del 3 Novembre 2010 a Padova) hanno confermato.
Ringrazio il Dott. Michele Benedetti, Responsabile della Ricerca dell'Osservatorio eGovernment di www.osservatori.net, per avere autorizzato l'utilizzo delle informazioni e delle illustrazioni qui citate.
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Jan 28, 2011
Sistemi e servizi open: l'Emilia Romagna continua a farsi notare
Partendo dalla qualità dei siti e dei servizi, lo studio Juice6 della Regione Emilia Romagna tratta i temi della maturità digitale e del divario digitale sul territorio di competenza, attirando l'attenzione dei più autorevoli commentatori.
Inutile fingere: se anche ci piace sentirci "globali" e parte attiva di comunità (Plone) e reti (ZEA Partners) internazionali, a noi di RedTurtle fa sempre molto piacere vedere riconoscere alla nostra Regione il ruolo di punto di riferimento nelle dinamiche del software libero e degli standard aperti. Ancor più piacere se questo riconoscimento viene da opinion-maker del calibro di Flavia Marzano.
Occasione di questa riflessione, lo studio Juice6 della Regione Emilia Romagna, disponibile anche in formato pdf, un documento che vede periodicamente la Regione analizzare i tratti fondamentali della diffusione delle tecnologie dell'informazione nel territorio, sia nel settore Pubblico sia in quello privato.
Assieme a indicatori di tipo politico (come il grado di diffusione di assessori con delega alle tecnologie dell'informazione), vengono esaminati aspetti specifici del ruolo di legante tra PA e Cittadini svolto dalle ICT, tra cui l'utilizzo dei servizi online della PA, e , ciò che più ci interessa, aspetti specificamente legati all'utilizzo di software libero: quelli che Flavia sintetizza in modo molto efficace nel suo blog.
Il nostro rapporto con la Regione, che prima si è rivolta a noi per capire quale CMS libero adottare, poi, scelto Plone, ci ha seguiti in PloneGov Italia, e infine ci ha voluti come partner tecnico per il porting in Plone dei suoi siti Web e della sua Intranet, ci fa sentire protagonisti di questa sensibilità e di questi risultati.
Sentirsi coinvolti è ancora più facile per un'azienda con sede a Ferrara, dove Azienda USL, Azienda Ospedaliera, Università, Camera di Commercio, Comune e Provincia usano Plone e sono membri di PloneGov!
Che non sia anche un po' merito nostro? ;-)